sabato 4 maggio 2013

Si ma... esattamente, che lavoro fai?



"Si ma... esattamente, che lavoro fai?"
Me lo sento dire molte volte, da più parti e, talvolta, anche da insospettabili, quelli che dovrebbero sapere, almeno in linea di massima, in che cosa consiste il mio lavoro,  quale valore possa avere. 

E credo di non essere la sola, a sentirsi fare questa domanda. 

Domanda alla quale, rispondere è una scommessa.  

Ormai da anni mi occupo di comunicazione, sui Social Media, sul web ed off-line. Ho conosciuto tutte le fasi della comunicazione sul web, con passioni ed interesse alterni:
chat, siti web, forum e poi la nascita dei blog.  

Blog, ne ho tenuto uno dal 2004 al 2006. Un blog "privato", un luogo dove scrivevo racconti, stralci di romanzi che ho scritto e mai provato a far pubblicare, pensieri sul mio privato e sul mondo, insomma una sorta di mix fra casa editrice privata e diario personale on-line, aperto a pochi eletti (o sfigati?)... amici per lo più.  

Perché le cose che scrivo, quelle "mie", faccio fatica a condividerle con chi non conosco, provo una sorta di pudore. 
Sono parte di me, essenza intima offerta agli altri. Un po’ come essere nudi, di una nudità totale, quella dell'anima. Nudità che non sono mai riuscita a condividere con "sconosciuti". 
Per questa ragione, tutto quello che ho scritto (almeno 50 racconti, due romanzi finiti ed uno ancora incompiuto a causa di una seria indecisione sul tipo di finale... il lieto fine mi tenta ma è così banale), giace in cartellette, dove centinaia e centinaia di fogli ingialliscono. Altre cose stanno in un hard disk esterno. 
In entrambi i casi  riposte, nascoste e più protette di Fort Knox.
Non ho mai smesso di scrivere. Ancora scrivo. Ho quel romanzo da completare, uno in cantiere e spesso ho delle storie in testa che non posso far a meno di scrivere,  raccontare, rendere reali e vive sotto forma di parole. 
Potrei definirmi una "pudica pseudo-scrittrice", una che ha bisogno di comunicare le storie che le crescono dentro, ma che poi non si fa leggere. 
Ossimoro?

Non conto più quante volte io sia stata stata rimproverata, da famigliari ed amici, per questo. Ma cosa posso farci? E' più forte di me. 
La nudità dell'anima, non so offrirla, ad un "pubblico altro".  
Quel blog non esiste più, l'ho eliminato. Cancellato dal web ma non da dentro di me. Conservo gelosamente l'esperienza che ho vissuto nel scriverlo, tenerlo aggiornato, dargli vita. Quel dare ai miei lettori, pochi che fossero, nuovi racconti, nuovi capitoli, nuovi stralci. Bello quel discutere con loro, i miei "25 lettori" (cit.), dei contenuti, della forma, dei personaggi, delle trame, accettando critiche e suggerimenti, spiegando il mio punto di vista, e a volte restando ferma su alcuni propositi. 

Una vera e propria interazione, attraverso la quale imparavo e conoscevo le persone (che in teoria già conoscevo) ancora più a fondo. Ho scoperto molto di loro, mentre davo qualcosa di me. 
Avevo creato una community e non lo sapevo, non ancora.  
Ho bisogno di scrivere, di raccontare storie, di comunicare, di dipingere immagini con le parole. Fa parte di me. Ha sempre fatto parte di me, sin da bambina. Appena imparato a scrivere, a dare un senso a quei simboli grafici che mi affascinavano tanto, mi deliziavo nella composizione di "bigliettini", scritti in stampatello, con le lettere enormi. Bigliettini che consegnavo ai miei famigliari... loro, immagino che fossero meno deliziati!

Per caso, per fortuna ma anche per un mio "saper cogliere il momento", oggi faccio un lavoro che mi permette di scrivere e raccontare. Posso comunicare, raccontare storie, dipingere con le parole e non solo con quelle. 

Nel mio lavoro non c'è posto per i romanzi  ed i racconti, che non faccio leggere. 

Oggi racconto persone, brand, prodotti, servizi, trend e lo  faccio con la stessa passione e "rapimento" di quando scrivo le "mie cose". 

Solo che non c'è quella nudità totale dell'anima, perché non è me che racconto.

Posso essere assolutamente vera, nel farlo, ma senza timore di "spogliarmi". Sul web e sui social, come tutti, ho iniziato andando per tentativi, usando l'istinto. Sfruttando le mie conoscenze della comunicazione off-line per adattarle a quella on-line, misurando le reazioni, correggendo il tiro, imparando da altri attorno a me. 

Siamo stati (io penso che ancora lo siamo) tutti un po’ pionieri, tutti un po’ avventurieri ma tutti convinti del potenziale e del successivo sviluppo di quello che stavamo facendo. Errori? Ne ho fatti tanti. A volte piccoli, alcuni grandi. Sono arrivata pian piano a sviluppare miei sistemi, linguaggi miei, strategie, idee, metodi, diventando quella che sono oggi, nel bene o nel male. 

Il primo punto, quando spiego il mio lavoro, è: 
io racconto. 
Che sia una conferenza dove sono chiamata a fare una presentazione, che sia un corso in cui insegno, che sia un post sulla pagina, facebook, blog o sito web, che sia un tweet o una immagine con breve didascalia, che sia una brochure, un comunicato stampa o un articolo pubbliredazionale. Io dipingo con parole ed immagini, costruisco relazioni, cerco di creare un legame emotivo ed empatico, fra me e chi mi ascolta. 

Il secondo punto, forse il più ostico, è: 
sui social, non è solo “cazzeggio”. 
I social sono lo specchio del reale. Sui social faccio esattamente ciò che faccio off-line, solo con metodi e modalità diverse. Sono la stessa persona. Costruisco relazioni, racconto storie, "vendo", veicolo idee, persone, concetti, informazioni, formazione, prodotti, e lo faccio conversando, percorrendo una strada a due vie.
Parlo, tanto quanto ascolto.
Misuro il polso della situazione, gli umori, i bisogni, le necessità , i malcontenti, le gioie, i successi, tutto, dei miei interlocutori. Lo faccio con il mio pubblico "virtuale", così come lo faccio con quello della vita reale. 
E' un pubblico di persone molto più ampio, di cui non vedo l'espressione facciale e di cui non sento il tono della voce, vero, ma con il quale posso avere relazioni giornalmente, con tempistiche brevi, quando non in tempo reale.
Il terzo punto, per il quale mi guardano come se fossi matta, è: 
imparo, mentre gli altri imparano da me. 
Io imparo dalle persone alle quali desidero veicolare i miei messaggi. Creo, dove posso, una comunità, grande o piccola che sia, dove tutti sono funzionali agli altri.

Il mio lavoro, è questo. 


Qua sotto, c'è un box per i commenti. Se qualcuno ha commenti o domande da farmi, sarò più che felice di rispondere... la mia speranza, lo confesso, è che non sia l'ennesima:

 "Si, ma... esattamente che lavoro fai?"




4 commenti:

  1. Si ma... che lavoro fai? Sto scherzando. Hai fatto una descrizione del tuo lavoro che mi fa dire "questa è una che gli piace quello che fa con il cuore"
    Silvia

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  2. XD stavo già per sclerare, no dai, scherzo anche io. Grazie mille invece, anche e solo per esserti presa il tempo di leggermi e commentare. Si, amo quello faccio. E se passa il messaggio sono contenta. Ciao Silvia e grazie :-)

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  3. Sono quei lavori che si basano sulla testa,la tua e delle persone che e' difficile far "capire" appieno!
    Io da una vita (da quando ero piccola!) combatto con la sindrone del "ma che lavoro fai?"...
    Quando ero piccola mio padre creava, programmava e collaudava apparecchi (così li chiamava lui) per la convergenza, campanatura delle auto...
    Immagina quando mi chiedevano alle elementari che lavoro facesse mio padre?
    Io rispondevo "Gli apparecchi"...e la sequenza continuava sempre così "quelli per i denti o gli aereoplani?" e io "no quelli per le macchine" ma vagli a dire quelle parole così difficili che nemmeno ricordavo..si risolveva in un nulla di fatto fino alla puntata successiva ehehehe...
    Oggi mi chiedono che lavoro faccio e benche sia impiegata, lavoro in un centro di supporto ai sistemi che sono del tutto interni alla società e che non sono conosciuti all'esterno...praticamente e' come parlare Arabo...

    Se devo descrivere poi il mio hobby quello del blog, apriti cielo...molti non sanno nemmeno cosa sia il blog e alla prima parola sconosciuta, vedi che si eclissano senza dare importanza al tutto perche' non lo comprendono...
    Insomma che lavoro facciamo io e te, io ce l'ho ben chiaro...ma alla fine per spiegarlo agli altri si tira fuori sempre la versione semplificata di maggiore fruibilità... poi se vedi la persona interessata inizi a spiegare e li scatto l'oooohhhh di meraviglia.... ^^

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    1. Si. L'espressione oooooh è impagabile ^_^
      Anche mio padre faceva un lavoro particolare, aveva una piccola azienda di coibentazione... ecco, già dire coibentazione era un'impresa! Lavorava in grandi cantieri, così finivo sempre per dire lavora all'Enel o all'Eni etc... Grazie del commento e buona giornata!

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